|
||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
| 1306-1522 | 1522-1912 | 1945-1947 | 1947 | |||
Gli anni oscuri,
settembre 1943- maggio 1945
L'Amministrazione civile italiana, occupazione militare
tedesca e fascismo repubblicano.
(Estratto da un articolo di Luca Pignataro pubblicato sulla Rivista Clio n. 3 anno
2001)
Le Isole Italiane dell'Egeo, dipendenti dal Ministero degli Affari Esteri, avevano autonomia amministrativa con un proprio bilancio. Il Governo del Possedimento era retto da un Governatore civile e militare con pieni poteri, tra cui un ampio potere legislativo: laddove non esplicitamente previsto, le leggi emanate in Italia non si estendevano al Possedimento se non previo decreto
governatoriale. Un Segretario Generale coadiuvava il Governatore nell'esercizio delle funzioni civili e sovrintendeva in particolare a tutti i servizi del Governo, così articolati: Direzione degli Affari di Giustizia (Uffici giudiziari, Consulenza legale, Conservatorie fondiarie, Carceri), Direzione del Personale (Ufficio del personale, Ufficio turismo, Economato, Archivio generale, Autoparco), Direzione degli Affari Civili (Capitaneria di porto, Anagrafe, Ufficio lavoro, Poste e telegrafi, Delegazioni di Governo), Direzione degli Affari Economici e Finanziari (Economia corporativa, Ufficio finanza, Dogana, Guardie di finanza, Ispettorato amministrazioni comunali), Direzione dei Lavori Pubblici (Lavori pubblici, Acquedotti, Miniere,
Conservatoria del Castello di Rodi), Direzione Agricoltura e foreste (Ufficio demanio e foreste, Aziende agrarie, Ente assistenza bonifiche agrarie, Servizio caccia, Istituto ricerche biologiche), Ragioneria, Ufficio centrale di Polizia, Ufficio
ed uno tedesco, chiese a Salò l'invio di un rappresentante della RSI
"energico e capace"; il segretario generale, poi sottosegretario,
agli Esteri Serafino Mazzolini designò come nuovo Governatore Civile il
console generale Manlio Gabrielli21, con l'incarico di assistere civili e
militari italiani a Rodi e coadiuvare il Governatore Militare tedesco.
Gabrielli partì nel mese di dicembre23 e, via Belgrado, giunse a Salonicco;
qui però le autorità militari tedesche lo informarono che il suo compito in
Rodi doveva consistere unicamente nell'influenzare i fascisti italiani
dell'isola, appoggiando l'opera del generale Kleemann, escludendo
esplicitamente ogni altro compito di carattere amministrativo24. L'inviato
italiano, che aveva avanzato esigenze di completa libertà d'azione, non
proseguì il viaggio, per non aver voluto accettare limitazioni alla sua
autorità25, e Farallì rimase Vice Governatore, continuando ad emanare
decreti da lui firmati con la dicitura: "per il Governatore". Non vi
erano comunicazioni dirette tra Rodi e Salò, per cui solo nel marzo 1944
Mazzolini seppe che Faralli continuava a firmare, deducendone che fosse
tuttora in servizio ed avesse aderito, e chiese a Berlino se era possibile
nominarlo Governatore Civile o conferirgli una qualsiasi carica che gli
permettesse di tutelare gli interessi italiani in accordo con le autorità
militari germaniche. Da Berlino, con notevole ritardo, si fece sapere che i
Tedeschi avrebbero Approvvigionamenti e consumi, Sovrintendenza all'Educazione
pubblica, Sovrintendenza alle Antichità e Belle Arti. L'amministrazione delle
isole era affidata a Delegati di Governo residenti a Coo, Lero, Calino,
Scarpanto, Simi e Castelrosso. Il Delegato di Governo era alle dipendenze del
Governatore, lo rappresentava, sovrintendeva a tutti gli uffici e servizi
delle rispettive giurisdizioni. I Comuni, in numero di settantanove, erano
retti da Podestà, di nomina governatoriale; sino al 1937, però, in tutti i
Comuni tranne i quattro abitati da Italiani (Rodi, Coo, Lero e Peveragno
Rodio), esistevano Consigli comunali e Sindaci liberamente eletti, così come
elettivi erano stati sin allora i Consigli delle Comunità ortodossa,
musulmana ed israelita. Questa era la struttura amministrativa del
Possedimento allorché, nei giorni immediatamente seguenti all'S settembre
1943, i Tedeschi iniziarono ad assumerne il controllo con la forza. La resa
cui il comandante della Divisione d'assalto tedesca "Rhodos",
generale Ulrich Kleemann, spinse l'8 settembre il Governatore, ammiraglio
Inigo Campioni, prevedeva che quest'ultimo conservasse la carica di
Governatore civile, mentre il comando militare sarebbe passato al generale
tedesco. Le clausole di resa menzionavano esplicitamente solo l'isola di Rodi;
Campioni fu persuaso, per evitare rappresaglie, ad impartire l'ordine di
cedere le armi anche alla guarnigione di Scarpanto, ma rifiutò di estenderlo
alle altre isole, poi occupate tra ottobre e novembre". Informato della
decisione di deportarlo in terra ferma, il 18 settembre Campioni chiese a
Kleemann di essere ufficialmente esonerato dalla carica di Governatore civile
delegando al suo posto il vice governatore Faralli'2, alla vigilia della
partenza per la prigionia'3. Il dottor Iginio Ugo Faralli, nato nel 1889, era
entrato nella carriera consolare nel 1912 ed aveva raggiunto il grado di
Console Generale di prima classe, nel 1941 fu inviato in Egeo per
assumere la carica di Segretario Generale del Possedimento, quando ne era
Governatore il generale Ettore Bastico, poi sostituito da Campioni. I due
militari, poco pratici dei problemi connessi ad un'amministrazione civile,
tendevano a delegarli a Faralli, al quale, con decreto governatoriale del 27
maggio 1943, venne attribuito il titolo ed il rango di Vice Governatore con
effetto dal 15 maggio 1941 (data di assunzione dell'incarico). Campioni, col
decreto n. 260 bis, in data 2 settembre 1943, ordinò che, in caso di sua
assenza dal Possedimento per cause di forza maggiore, i poteri a lui conferiti
dal r.d.l. 3 ottobre 1941 n. 1346 passassero al Vice Governatore, e,
accomiatandosi da Faralli, gli raccomandò di restare al suo posto finché non
ne fosse stato espulso con la forza. Iniziò così una difficile coabitazione
tra Amministrazione civile italiana ed Amministrazione militare germanica,
capo della quale era un maggiore agli ordini del generale Kleeman comandante
militare dell'isola di Rodi e poi dell'Egeo orientale. Con la nascita della
Repubblica Sociale Italianal6 e di un nuovo Partito Fascista, anche a Rodi un
gruppo di persone, per lo più militari collaboratori dei Tedeschi ma anche
alcuni civili, fondò un Fascio repubblicano'7: erano quasi tutti, con qualche
eccezione, acconsentito a nominare Faralli Rappresentante Civile del
Governo Nazionale Repubblicano, specificando che gli sarebbero state
consentite facoltà uguali a quelle sin allora esplicate, ma a condizione di
accettare il controllo e le disposizioni del Comando germanico27. Salò
rispose che accettava le condizioni, ma non il mutamento della qualifica di
Vice Governatore, per evitare che si desse luogo ad interpretazioni erronee
(evidentemente per non voler rimarcare l'effettiva perdita di controllo sui
Possedimento) e si rendessero necessari "riaggiustamenti"
giuridico-amministrati~i2S. In luglio Berlino espresse il proprio consenso a
che Faralli continuasse ad essere designato Vice Governatore Civile29. La
situazione a Rodi, nel frattempo, non era rimasta tranquilla. Il Vice
Governatore continuava ad essere oggetto dell'ostilità dei fascisti'0, che
qualificavano lui cd i suoi funzionari come "attendisti", e della
diffidenza dei Tedeschi, che lo reputavano un "badogliano". Faralli,
dovendo pur sempre mostrare una presa d'atto del nuovo regime, modificò la
formula di giuramento dei Podestà, Vice Podestà e Consultori dei Comuni,
evitando qualsiasi riferimento non solo al Re ma anche al Duce: "Nel nome
di Dio e della Patria giuro che osserverò lealmente le leggi dello Stato e le
disposizioni del Governo, che adempirò a tutti gli obblighi del mio ufficio
con diligenza e con zelo per il pubblico bene e nell'interesse
dell'amministrazione. Giuro che non apparterrò ad associazioni o partiti la
3' cui attività non si concili con i doveri del mio ufficio" In marzo,
quando ormai si era compreso che un nuovo Governatore non sarebbe più giunto,
Kleemann pretese che entro pochi giorni Faralli ed i suoi dipendenti
prestassero giuramento alla Repubblica Sociale Italiana, pena il collocamento
a disposizione, che implicava la deportazione32. Posto dinanzi ad una scelta
che avrebbe potuto causare seri rischi, non solo per lui ma anche per la sua
famiglia3~, considerati i pericoli che avrebbe comportato la deportazione non
solo a causa dei Tedeschi, ma anche degli Inglesi, che affondavano quasi tutto
il naviglio nel Mar Egeo, il Vice Governatore si mostrava tuttavia non incline
ad eseguire quanto richiestogli. Fu però vivamente pregato di restare al suo
posto da diversi funzionari, dall'Arcivescovo cattolico, mons. Ambrogio
Acciari, dai capi delle comunità israelita e musulmana e da quei greci, come
l'avvocato Giovanni Tsavaris, ed italiani, come il Podestà di Rodi, ingegner
Antonio Macchi, segretamente in contatto con i Britannici; tutti costoro
temevano che, col suo allontanamento, i Tedeschi ed i loro accoliti fascisti
avrebbero avuto mano libera, per esempio introducendo le misure antiebraiche
già attuate in Italia con la RSI. Era ugualmente forte il rischio che i
Tedeschi consegnassero il Governo delle isole ai Greci: in tal caso le
condizioni della comunità italiana, di fronte all'ostilità di Tedeschi e
Greci, sarebbero inevitabilmente peggiorate. Si riteneva, inoltre, prossimo
uno sbarco alleato con l'intervento della Marina militare italiana, di cui si
sapeva che era cobelligerante, ed i funzionari italiani desideravano mantenere
la loro posizione in modo che un Comandante italiano o britannico che fosse
sbarcato a Rodi potesse trovare ancora in piedi un Governo civile italiano,
nella speranza di non pregiudicare del tutto la sorte delle isole a guerra
finita. Anche i rischi per l'incolumità fisica che si sarebbero corsi con la
deportazione erano relativi, giacché a Rodi stessa incombeva la fame.
Considerato, infine, che un giuramento richiesto in quelle condizioni poteva
dirsi estorto, Faralli e con lui quasi tutti i suoi subordinati
accettarono di sottoscrivere questa formula di adesione da lui redatta ed
accettata dalle autorità tedesche: "L'anno 1944-XXII addì il Sig. ...
ha prestato il seguente giuramento richiesto dal Comandante Militare
dell'Isola di Rodi per gli impiegati del Possedimento. Nella mia qualità
di... del Governo delle Isole Italiane dell'Egeo: Giuro di servire lealmente
la Repubblica Sociale Italiana nelle sue istituzioni e nelle sue leggi e di
esercitare le mie funzioni per il bene e per la grandezza della
Patria"33. La sottolineatura36 mette in evidenza come Faralli si
preoccupasse di rimarcare la coazione dell'adesione; inoltre, stando alla sua
testimonianza, il giuramento avvenne senza essere accompagnato dai
fondamentali requisiti dell'oralità, solennità e presenza di testimoni. In
aprile il federale Burrini giunse in Italia per prendere contatti col
Segretario del partito ed ebbe un incontro con Mazzolini, cui consegnò il
giuramento di Faralli, definito "funzionario attivo, competente ed
intelligente", col merito di essersi "battuto in difesa
dell'italianità del Possedimento" di fronte ai Greci che cercavano di
sfruttare "la situazione particolarmente delicata" per inserirsi nel
Governo, ma reo, come anche i suoi collaboratori, di non essersi iscritto al
PFR.
Il sito è tutelato da copyright, la riproduzione di testi, foto, disegni anche se parziale deve essere autorizzata dagli autori. Per ogni informazione scrivete all'indirizzo email della redazione
|
|