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Gli anni oscuri,
settembre 1943- maggio 1945
L'Amministrazione civile italiana, occupazione militare
tedesca e fascismo repubblicano.
(Estratto da un articolo di Luca Pignataro pubblicato sulla Rivista Clio n. 3 anno
2001)
Il federale non si faceva illusioni: il "consenso totalitario"
mostrato dai funzionari nell'aderire alla Repubblica metteva in evidenza la
loro malafede". Proponeva dunque la nomina di un Governatore civile e la
sostituzione dei dirigenti con altri inviati dall'Italia che dessero sicuro
affidamento. Forse, però Burrini stesso diede prova di una certa
disinvoltura: i suoi camerati ne attendevano il ritorno a Rodi, ma egli trovò
il modo di rimanere in Italia ~ In maggio una lettera a Pavolini del nuovo
vice commissario della federazione fascista dell'Egeo, ingegner Antonio
Coccheri42, insisteva nel mettere in risalto l'ambiguità del giuramento ed il
"palese ostruzionismo" del Governo di Rodi, "formato di
elementi notoriamente e chiaramente antirepubblicani ed antifascisti",
che non aveva ancora introdotto le nuove norme della RS143 un appunto di
Mazzolini commentava: "Tanto il magistrato Rossi [sul quale ci
soffermeremo più avanti] quanto il federale Burrini dicono che Faralli va
bene e che l'ing. Cocchieri [in realtà Coccheri] è un. creatore
d'imbarazzi"
I fascisti di Rodi continuarono a chiedere inutilmente al Comando tedesco la sostituzione dei funzionari di Governo con esponenti fidati.
Deluso dal comportamento di Burrini (accusato di "doppiezza" nei suoi rapporti col Governo locale) e privo di collegamento con gli organi centrali del partito, il Fascio egeo iniziò a sgretolarsi in seguito alle notizie sulle vittorie angloamericane e russe ed alla consapevolezza di una non lontana sconfitta tedesca. In settembre Coccheri propose la trasformazione del Fascio in un ente di assistenza e cultura, e dell'Opera Nazionale Balilla in ente sportivo, procedendo inoltre di propria iniziativa alla eliminazione di insegne littorie ed alla espulsione di taluni dei più esaltati. Siffatto atteggiamento scatenò le ire dei fascisti più convinti, i quali si rivolsero per iscritto al Segretario del PFR47 chiedendogli di fare ordine destituendo il rinnegato (frattanto designato commissario federale dalla Direzione del Partito in Italia), quindi chiesero l'intervento del Comandante tedesco, dal mese di agosto il colonnello poi (da dicembre) generale Otto Wagener. Questi, di fronte alle accuse di "disfattismo" mossc a Coccheri, lo obbligò a dimettersi; il suo posto fu preso da un triumvirato, il cui esponente di spicco, dottor Levio Spano, continuò la campagna di accuse contro il Vice Governatore50. Sempre secondo la testimonianza resa da Faralli nel dopoguerra e alcune carte da lui conservate, il Comando tedesco, in agosto, gli presentò una nuova formula del "processo verbale di giuramento", da prestare in presenza di testimoni, considerando nullo il precedente, ma il Vice Governatore ed i suoi collaboratori non intendevano prenderla in considerazione; Kleeman non insisté, considerando che non avrebbe saputo a chi affidare l'amministrazione civile. Più minaccioso fu il contegno del suo successore Wagener, il quale ancora in novembre e dicembre intimò di ripetere il giuramento; i funzionari italiani riuscirono a portare la cosa per le lunghe ed il generale tedesco, forse preso dai problemi ben più gravi che affliggevano Rodi in quel momento, lasciò cadere la questione51. Non avrebbe mancato, tuttavia, di mostrare in altra maniera quanta poca autorità riconoscesse all'Amministrazione italiana, e la sua ostilità per Faralli, da lui ritenuto un antifascista; nell'aprile 1945 dichiarò di aver commesso un grave errore non solo mantenendolo al suo posto ma addirittura non fucilandolo. In Egeo si trovava anche qualche Italiano il cui antifascismo era risaputo sin dai tempi precedenti: il più noto è il professor Girolamo Sotgiu, allora docente di scuola superiore, costretto alla fuga nel gennaio 1945. Non mancò però, dopo l'armistizio, chi si mostrò in pubblico come simpatizzante dei nazifascisti mentre in segreto tramava contro di loro: per esempio, il professor Franco Bonacina, ma anche diversi militari i quali, pur aderenti al Reich ed alla RSI, si predisposero a non opporre resistenza ad un prossimo sbarco inglese55 o addirittura collaboravano con gli agenti segreti inviati dal Comando britannico. Fu questo il caso anche di un personaggio che avrebbe svolto un ruolo di estrema importanza per la sorte degli Italiani in Egeo: l'ingegner Antonio Macchi. Questi era un giovane milanese (nato nel 1910), già capitano d'artiglieria dal 1939 aI 1943; nel settembre '43, dopo l'occupazione tedesca, riuscì a farsi smobilitare ed a passare alle dipendenze del Municipio di Rodi come ingegnere civile, dando vita nel contempo ad una organizzazione clandestina di militari internati, scoperta dai Tedeschi, che lo arrestarono ma poi dovettero proscioglierlo, ed entrando in contatto con agenti britannici e greci57. Il 25 novembre 1943 il Vice Governatore lo nominò Podestà di Rodi58, ed in tale veste mostrò di avere sempre buoni rapporti coi fascisti locali. Nello stesso tempo, però, mentre Farallj riusciva ad ottenere dal Comando germanico più di 2.000 soldati italiani prigionieri col pretesto di impiegarli in lavori di pubblica utilità, in particolare nelle aziende agricole, ed una cinquantina di ufficiali, asserendo varie necessità degli uffici governativi, in realtà per disporre di una potenziale forza con cui attaccare i Tedeschi in caso di sbarco alleato, Macchi, con l'appoggio del Vice Governatore, manteneva segretamente6' i rapporti con gli emissari del Comando britannico ed organizzava sabotaggi contro gli occupanti servendosi di militari alla macchia. Dopo che le truppe tedesche ebbero completato l'occupazione del Dodecaneso, il Quartier Generale britannico del Medio Oriente preparò un nucleo di forze in vista o di una offensiva o di una presa di possesso delle isole in seguito a ritiro o resa del nemico". Sin dal novembre 1942 il Governo greco in esilio aveva chiesto più volte che truppe greche fossero impiegate nelle operazioni di guerra in Dodecaneso, ma il Foreign Office, pur non dichiarandosi contrario in linea di principio, rinviava sistematicamente la decisione alle autorità militari, che si mostravano restie. Solo nell'autunno 1943'~, in seguito alle proteste greche per la risposta del Comandante in Capo britannico del Medio Oriente, il quale temeva che la presenza di soldati greci causasse problemi con gli Italiani ormai cobelligeranti, fu accettata la partecipazione del "Battaglione Sacro", comandato dal colonnello Christodulos Gigantes (Tsigantes), in operazioni di commandos. I membri di tali unità erano spesso oriundi delle isole e nettamente ostili agli Italiani". Inglesi e Greci compivano incursioni via mare specialmente nelle isole minori, dove non sempre era installata permanentemente una guarnigione tedesca'8 si ebbero inoltre molti bombardamenti, con vittime tra la popolazionc civile e danni rilevanti69. Nell'agosto 1944, in seguito alla decisione del Comando Supremo germanico di abbandonare la Grecia, anche a Rodi fu inviato l'ordine di evacuazione; il generale Kleemann lasciò l'isola insieme col suo Stato Maggiore, seguito dalla parte migliore delle sue truppe, mentre giungeva, col compito di ultimare l'evacuazione, il colonnello delle SS Otto Wagener, più tardi promosso generale di brigata. A Rodi sarebbero dovuti rimanere solamente i militari italiani aderenti, raggruppati in un Reggimento Rodi, ed i prigionieri non trasportati in Germania. La distanza sempre crescente tra Rodi e le posizioni raggiunte dai Tedeschi in ritirata nella Penisola Balcanica, ed in particolare la perdita di Salonicco (ottobre 1944), resero impossibile la prosecuzione dei trasporti aerei da Rodi al continente; Wagener e le restanti truppe tedesche rimasero perciò tagliati fuori, virtualmente intrappolati. I Britannici, che con un'azione di forza avevano occupato Scarpanto accolti entusiasticamente dagli isolani (i quali ottennero l'immediata abolizione dell'Amministrazione italiana locale), dopo aver constatato l'abbandono da parte del nemico delle isolette di Stampalia, Gaidaro, Simi, Patmo, Lisso, Archi e Nisiro, ritennero che non valesse la pena di attaccare le residue guarnigioni tedesche nelle isole di Rodi, Coo, Lero, Calino, Calchi, più Piscopi (abbandonata e poi ripresa con un contrattacco dai Tedeschi), limitandosi a controllame le mosse in vista dell'inevitabile resa70 ed insediando un Quartier Generale Avanzato a Simi71. Rinchiuso nella sua piazzaforte insulare assediata, Wagener si trovava in una situazione non facile. Le truppe di cui disponeva non erano delle migliori, poiché costituite da compagnie di disciplina in cui si trovavano, oltre ad avanzi di galera, elementi sospetti o per le loro opinioni politiche o per la loro nazionalità (austriaci, polacchi,). Le truppe italiane contavano uno scarso numero di combattenti, avendo la massima pairte aderito in qualità di lavoratori, e non davano molto affidamento; tra la popolazione civile gli Italiani erano in maggioranza antitedeschi, e sui sentimenti dei funzionari il generale non si fece mai illusioni. Iniziò, dunque, una tattica complessa, che andava da una eccessiva durezza ad una certa bonomia, accompagnata da una politica quasi di divide et impera tra i gruppi etnici. Gli Ebrei (circa 1.700) erano già stati quasi del tutto deportati nel luglio precedente72, malgrado le proteste delle autorità italiane (segnatamente Faralli e Macchi74) ed i tentativi di soccorso messi in atto dai religiosi cattolici e dal professor Sotgiu75 si salvarono solamente pochissimi Israeliti con cittadinanza turca76, per intervento del console di Turchia Selahattin, Faralli designò una commissione per l'accertamento dei beni appartenenti agli Ebrei, dei quali aveva vietato l'alienazione. La gestione di merci, crediti, denaro, oggetti preziosi e mobili di qualsiasi natura venne affidata al Banco di Sicilia, quella degli immobili urbani all'Ente Edilizio governativo per le case economiche e popolari, quella degli immobili rurali all'Azienda per il demanio forestale e per la gestione delle tenute agrarie governative; per gli atti di straordinaria amministrazione tali Enti dovevano ottenere l'autorizzazione della Commissione di vigilanza per la gestione dei beni già appartenenti agli Ebrei, presieduta dal Vice Governatore e composta di funzionari del Governo81. Si volle, presumibilmente, evitare che i fascisti, i Tedeschi, i Greci o semplicemente i ladri mettessero le mani su tali beni'2 considerandoli res nullius; stando alla testimonianza del Direttore degli Affari di Giustizia, Rino Rossi, Faralli dispose che i beni degli Ebrei fossero divisi per proprietari, in modo da facilitarne a suo tempo la restituzione. I Tedeschi, dal canto loro, rimossero merci dai negozi, senza rilasciare ricevute, e le riposero in un grande magazzino, donde sembra che ne portassero via buona parte; quanto rimase fu trovato nel maggio 1945 dagli Inglesi in disordine e, spesso, privo di segni che consentissero di risalire ai proprietari. In un altro deposito furono scaricati bauli e valigie lasciati dagli Ebrei in procinto di partire, contenenti effetti personali, per lo più col nome del proprietario. La maggior parte dei beni immobili si trovava nella città vecchia di Rodi e soffri considerevoli danneggiamenti sotto i bombardamenti.
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