Dodecaneso  
Il sito italiano sulla storia antica e moderna delle isole dell'Egeo   

   

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Capitolo 2 Cronaca nera

 Può sembrare paradossale o provocatorio parlare di cronaca nera nel pieno di una guerra? Se andiamo a ben vedere non del tutto, a Rodi così come nel Dodecanneso, almeno sino all’8 settembre 1943 gli unici combattenti, senza nulla togliere a tutti gli altri militari italiani, erano gli aviatori che quasi quotidianamente partivano per missioni spesso senza ritorno.

In uno scenario da fortezza assediata, collegamenti difficili con la madrepatria e la stessa Grecia, l’esperienza della morte sembrava riguardasse appunto soli gli equipaggi degli aerosiluranti poiché neppure i bombardamenti inglesi riuscivano a scuotere più di tanto l’apparente calma nelle isole. Vivere in quest’atmosfera sospesa e isolata da "Deserto dei tartari" senza possibilità di avere licenze, con l’assillo costante della carenza di cibo, creava notevoli tensioni. Certo non si era in presenza diretta del nemico ma i problemi di natura psicologica, comportamentale, sociale erano notevoli. In tutti i rapporti ufficiali si legge la costante preoccupazione di tenere alto il morale delle truppe, di non fare decantare la loro tensione morale il loro spinto combattivo né farli cadere nella noia e nell’abulia. Per non parlare poi dei militari nei presidi più isolati, specialmente quelli delle batterie costiere, si rinselvaticavano assomigliando sempre più ai caprai locali. Molti di loro non possedevano neanche più una parvenza d’uniforme erano laceri come straccioni. Possiamo quindi immaginare questa comunità di circa 40.000 uomini con le stellette vivere un quotidiano fatto sì di problemi vari ma anche ahimè di morte. Nel Dodecanneso non ci furono solo le vittime causate dal nemico ma ci furono anche le vittime di quelle che oggi chiameremmo morti per incidenti stradali, morti sul lavoro, suicidi, omicidi, insomma quello che definiamo cronaca nera. Perché fare la cronaca di nera di vicende in fondo personali che potremmo considerare minori? Semplicemente perché ogni vita umana è preziosa e ci colpisce di più una singola vita che si spegne, anche per cause banali, piuttosto che non la sbalorditiva cifra di 50 milioni, cifra stimata delle vittime del secondo conflitto mondiale. 50 milioni sono un’entità astratta ed anonima al di fuori della nostra comprensione mentre la nostra pietà può riconoscere per nome e cognome un ragazzo di 19 anni come l’aviere Giuseppe Castellesi, investito ed ucciso il 12 aprile 1942 nell’aeroporto 801 di Maritsa.

 Incidente sul lavoro

20 giugno 1942, aeroporto di Maritsa, quattro avieri, Cozza, Falegatti, Moroni, Nobile stanno lavorando in un officina probabilmente stanno lavando col cherosene parti di motore, nessuno gli ha spiegato che devono aerare il locale, probabilmente il caldo od un incauto mozzicone di sigaretta causano la tragedia. C’è uno scoppio, muoiono ustionati tutti e quattro, non viene neppure aperta un’inchiesta.

Tragico errore

10 aprile 1942 ore 02, aeroporto di Maritsa, il carabiniere Zezza è di ronda, tutti temono i sabotatori e quindi appena intravede un ombra spara con la sua Beretta d’ordinanza ma non è un commando inglese è il fante Scimmia Roberto, anche lui di servizio che senza esitazione risponde al fuoco col suo Moschetto 91/38. Ha la meglio se così possiamo dire ed uccide con un colpo al cuore lo sfortunato carabiniere.

Rissa allo stadio

5 giugno 1942, Rodi, muore all’Ospedale Regina Elena il serg. Zucchini Oddone ferito durante la partita del 31 maggio disputata tra R. Aeronautica e R. Marina allo stadio di Rodi. Non si hanno notizie di procedimenti contro i presunti colpevoli. Chi ha detto che gli hooligans sono un fenomeno moderno?

Sorpresi in flagrante.

3 novembre 1942, aeroporto di Maritsa aviorimessa della 192.a Sq, B.T., l’aviere De Lillo Arturo sorprende due individui che tentavano di forzare la porta della zona mensa del fabbricato. Dopo aver intimato l’alt e costatato che cercavano di fuggire, esplode un colpo di moschetto contro di loro. Colpisce l’aviere Di Paolo Natale all’addome, se la caverà ma rimane sempre il dubbio, avevano realmente fame oppure stavano rubando il cibo per rivenderlo ?

Omicidio-suicidio

24 giugno 1943, villaggio di Maristsa, l’aviere Ferrara Michele del Reparto Servizi uccideva a colpi di pistola un greco abitante del villaggio e poco dopo a breve distanza dal luogo del delitto si suicidava. Possiamo solo azzardare ipotesi, una vendetta per motivi d’interesse? Un fatto di donne? Un litigio improvviso? Un attacco di follia? Non lo sapremo mai, l’aviere Ferrara ha portato per sempre con se questo segreto.