
Missione Bahrein
Nellottobre del 1940 viene progettata una missione aerea offensiva mai pensata da nessuna forza aerea in conflitto, una missione ispirata alle teorie di strategia aerea del gen.Dohuet, il bombardamento dei pozzi petroliferi di Manata nelle isole delle Bahrein, a migliaia di chilometri dalle spiagge di Rodi. Questa missione fu in effetti la più lunga tra quelle effettuate in totale autonomia di volo fra tutte le aeronautiche belligeranti nei teatri d'operazione europei ed orientali. In questo senso essa fu un primato sebbene poco noto. Il volo coprì la distanza di 4.100 km. e durò 15 ore e 33 minuti. L' idea basilare era quella di impedire i rifornimenti allArmata Britannica nellAfrica settentrionale, infatti, i bombardamenti quasi quotidiani delle raffinerie di Haifa e Tripoli (di Siria) non erano sufficienti. Per la missione si allestirono 4 SM 82 Marsupiale del 41° Gr.Autonomo con 3000 litri in più di carburante ed un carico di bombe dirompenti da 15 kg. Ai comandi del velivolo capo formazione, erano - t.col.Ettore Muti (allora segretario del PNF) Cap. Paolo Moci e Magg. Roma; secondo velivolo - gregario - Capo equipaggio Ten. Col. Federici. terzo velivolo gregario Cap. Meyer e quarto velivolo gregario Cap. Zanetti. Non essendo possibile il ritorno per la stessa rotta a causa della limitazione di autonomia dei velivoli S 82 Marsupiale impiegati e per la prevedibile reazione avversaria, la formazione doveva attarrare nel territorio dell'Africa Orientale Italiana precisamente a Massaua. La formazione decollò da Gadurrà alle ore 17,10 del 18 ottobre 1940, ecco la mappa del volo.
La preparazione e le incognite
Abbiamo dei resoconti dettagliati circa l'origine di questa azione e la sua attuazione.L'idea nasce in ambito Superaereo, Muti accetta immediatamente la proposta e chiede il sostegno del gen.Pricolo, all'epoca capo di stato maggiore della Regia Aeronautica, che gli promise quattro S 82 a condizone di un analisi rigorosa del piano di volo. Infatti viaggiare con oltre 3 tonnellate di sovraccarico non era impresa semplice, considerando la bassa velocità di crociera consentita (meno di 300 km/h) una semplice brezza contraria di 30 km/h avrebbe significato terminare la missione in pieno deserto arabico. A queste difficoltà oggettive se ne aggiunse una di natura politica, l'incolumità di Muti, segretario del PNF preoccupava i vertici della Regia più della contraera nemica. Quando Pricolo esternò tale preoccupazione a S.E. il Capo del Governo Mussolini ebbe la seguente risposta "se Muti pensano di potercela fare, lasciateli fare". Questa affermazione unitamente alla conferma tecnica della fattibilità da parte del gen.Bernasconi diedero il via ufficiale alla missione. I velivoli decollati da Ciampino il 14 ottobre atterrano a Gadurrà e nei giorni seguenti effettuano le simulazioni con fusti di acqua a bordo. Tuttavia il vantaggio offerto dalla pista di Gadurrà ossia di decollo immediato a livello mare verso est, viene annullato da un forte vento da Ovest, la pista è in direzione est-ovest ed i velivoli si troverebbero col vento in poppa, bisogna invece decollare col vento in prua ossia verso le colline e poi virare di 180°, inoltre bisogna decollare al tramonto di un giorno di luna piena ossia il 18, e quindi quei pochi giorni trascorrono in frenetici preparativi e simulazioni con carichi via via crescenti, si accerta che per l'ultima virata sopra le colline bisognava dare fuori giri ai motori ben oltre il limite previsto dalle prescrizioni tecniche. Avrebbero retto i motori ? Seguiamo ora il racconto della missione che ne fa uno dei protagonisti: il Capitano Paolo Moci:
«Dopo il decollo, quando in formazione completa iniziavamo la navigazione in salita verso il Libano, mi accorsi che ero tutto sudato come se fossi uscito da una sauna! Ma ero sereno, rilassato e soddisfatto: ce lavevamo fatta!...Alle ore 18,35 raggiungiamo la quota ottimale di navigazione: metri 3.000. Sopraggiunge presto la notte. Intravediamo sulla nostra sinistra lisola di Cipro e correggiamo la rotta per la presenza di forte vento da Ovest. In quel momento stavamo volando sopra un banco di nubi a carattere temporalesco: lampi frequenti illuminavano vistosamente per un attimo il dorso dei cumuli nelloscurità della notte4 poi tornava il buio. Poco dopo la luna si presentava alla nostra vista e di colpo aumentava la visibilità. La presenza delle nubi laveva occultata fino quel momento, alle 20.00~eonosciamo Beirut, e venti minuti dopo Damasco: questo è lultimo punto di riferimento, dopo di che il deserto, fino alle coste dellobiettivo.Navigazione tranquilla per un certo tempo e poi saliamo a quota: metri 3500, per superare formazioni cumuliformi. Poco dopo, alle ore 22,30 Federici informa di aver perduto il contatto visivo con la formazione.Per agevolare i gregari nel tenerci docchio durante il volo notturno avevo fatto dipingere sulle nostre ali due grossi rombi bianchi, illuminati con due lampade che rendevano visibili laereo anche da lontano.Avevo anche previsto, in caso di perdita di contatto visivo, una procedura di ricongiungimento, consistente in unemissione radio del capo pattuglia, a potenza di antenna ridotta, che avrebbe consentito ai gregari. dotati di radiofaro di ricollegarsi nuovamente con noi. Non mi preoccupavano né gli avvistamenti né le intercettazioni radio nemiche, perché avevo calcolato che, dopo le prime ore di volo, a meno della zona darrivo, non avremmo dovuto incontrare caccia avversari Alle 22,40 Federici. aiutato dalla nostra trasmissione, è nuovamente in formazione. La visibilità è diminuita per laumento della foschia, tanto che Federici e Zanetti perdono il contatto con la formazione. Ma 20 minuti dopo con la solita procedura, sono di nuovo in pattuglia. Alle ore 24.20 siamo sulla costa del Golfo Persico, e riconosciamo Dohat-Az-Zar. dirigiamo verso lobiettivo. Alle ore 01,90 aumenta ancora la foschia, riduciamo a quota di 1000 metri per non perdere il contatto con il terreno. Alle ore 0,30 ancora emissione dantenna per agevolare il velivolo n. 4 (Federici) a mantenere la formazione. La visibilità è effettivamente scarsa. Per questo scendiamo a quota 1500 metri e così possiamo riconoscere la città di EI Katiff.
Alle ore 02.00 con laiuto di alcuni fari in funzione, riconosciamo le isole Bahrein e un quarto dora dopo siamo su Manaua. Alle ore 02.20 tiriamo sulla raffineria, ben identificata perché illuminata a giorno. Anche Manaua e Mubarrak sono illuminate. Roma dalla cabina di puntamento vede i bagliori delle esplosioni delle nostre bombe sulla raffineria e dintorni.Per garantire la simultaneità del tiro delle bombe dei gregari con le nostre, usammo l'accorgimento di accendere una luce molto appariscente sulla cabina di puntamento nellattimo dello sgancio del primo grappolo di bombe. Lanciammo sullobiettivo 132 bombe da 15 Kg. luna, cioè bombe relativamente piccole per consiglio dei tecnici della nostra Direzione Generale delle Armi e delle Munizioni: essi le ritennero più adatte, essendo numerose a provocare danni diffusi agli impianti da colpire. In effetti, dalle informazioni successive venimmo a conoscenza dopo qualche giorno, di aver provocato seri danni alle strutture di raffinazione.
Laeroporto di Manaua, sentendo aeroplani in volo, non pensò nemmeno per un attimo allipotesi che fossero nemici ed accese le luci della pista per agevolare latterraggio ma le chiuse immediatamente subito dopo il nostro bombardamento. Dirigiamo quindi in rotta per Massaua (Africa Orientale) e lentamente riprendiamo quota dottima navigazione ai fini del minor consumo di carburante e cioè 3000 metri. La visibilità è notevolmente migliorata. Alle 6.20. vediamo davanti a noi una serie di catene montuose con andamento generale Nord-Sud. Sono le montagne che ci separano dalla costa, sotto i noi, sul terreno i primi rari segni di vegetazione. Sul nostro traverso a destra, verso Nord, cè la Mecca e Medina. le città di Maometto ed allora mi torna in mente un avviso che ci è stato comunicato a Roma, prima della partenza: si dice che la zona che stiamo sorvolando essendo vicina alla Mecca è vietata ai non mussulmani. Se fossimo stati sorpresi a terra, come cristiani, saremmo stati sicuramente scotennati dagli ortodossi islamici. Ma eravamo tranquilli: i motori andavano bene e non avevamo nessunintenzione di scendere per cogliere.., qualche fiore del deserto.
Alle ore 7,30 siamo sulla verticale della costa: sotto
di noi cè labitato di Wakla e riconosciamo lisoletta di Simer.
Rinunciamo a dirigere su Massaua e poggiamo verso Zula perché in quel momento
cinformano via radio da terra che laeroporto di quella città e sotto
bombardamento. La presenza di forze aeree avversarie in zona ci suggerisce di portarci
subito in volo radente sul mare per evitare, se possibile, sgraditi incontri con i caccia
nemici: i nostri aerei sarebbero sicuramente perdenti in un combattimento con i «Gloster
Gladiator» che stavano operando a Massaua. Alle ore 8.25 siamo sullisola di Gahbihu
del gruppo delle Dahlak e dopo 20 minuti atterriamo a Zula. Il vento favorevole nel primo
tratto del volo ci consente di giungere allatterraggio con una sufficiente riserva
di benzina; avevamo chi più e chi meno unautonomia residua di circa 30 minuti.
In mattinata abbiamo la visita del Duca dAosta che
si trattiene con noi un paio dore».
Il Duca D'Aosta si congratula con Muti 19-10-1940