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8 Settembre 1943
Come vedremo nel prossimo capitolo, la sera dell’8 settembre con il giornale radio delle ore 20,00, il Maresciallo Badoglio lesse agli italiani il famoso proclama con il quale ufficializzava la resa senza condizioni dell’Italia agli Alleati.
Ascoltando il proclama di Badoglio le Autorità Militari di Rodi sembravano addirittura pietrificate perché tale importante notizia cadeva proprio inaspettata sulla loro testa, anzi sul loro cervello e tale da bloccare ogni reazione strategicamente valida per far fronte ai futuri eventi che prevedevano assai difficili per la presenza nell’isola di una sturm Divisione tedesca.
Ma era davvero inaspettata per i signori delle stellette di Rodi la notizia del crollo delle nostre Forze Armate? Io analizzando i fatti e le situazioni avvenute penso proprio di no perché la notizia della resa era già a loro conoscenza fin dal giorno precedente. La loro equivoca meraviglia espressa in quel momento simulava solo la grave carenza strategica di fronte ai complessi effetti armistiziali nel settore dell’Egeo Orientale.
Per fonnulare tale chiarimento, importantissimo sul piano storico, anche a tale distanza di tempo dai fatti accaduti, mi avvalgo dell’aiuto di due testimoni oculari: il Generale A. A. Marcello Padretti attualmente residente a Macerata e del 10 Aviere pilota Fabrizio Biccelli residente a Perugia. Il primo già Tenente in servizio presso il Comando Aeronautica di Rodi ed il secondo in forza alla 185.a Squadriglia Soccorso Aereo di stanza a Rodi nel porto del Mandracchio.
Ebbene con queste due fondamentali tessere il mosaico degli avvenimenti è apparso, finalmente, completo e chiaro.
L’amico Biccelli era di madre lingua inglese e spesso veniva comandato a tradurre e interpretare i messaggi Alleati che venivano intercettati dai nostri centri radio dell’isola. Egli riferisce che il mattino del 7 Settembre 1943 alle ore 08,30 AM il Centro radio della Marina ubicato nella periferia di Rodi in località Rodino intercettava un messaggio in chiaro definito importantissimo dagli stessi Alleati. Il messaggio era indirizzato al Comando della Royal Navy del 10.° Raggruppamento con base a Limassol (Cipro), del seguente tenore:
Dicitura di apertura «Absolute priority» Seguito dalla frase «Very urgent» che come è evidente suscitò l’attenzione degli operatori di turno, che misero subito in funzione la doppia registrazione e attesero la trasmissione del messaggio cori una certa trepidazione. dopo la serie di segnali acustici d’uso per la radio britannica, tendenti a sollecitare l’attenzione degli operatori riceventi sul messaggio in arrivo, iniziò la trasmissione del messaggio stesso che era del seguente tenore:
«Please, pay utmost attention to the following message - utmost priority fo each broadcast - fo be immediately transmittedto the Commandofloth naval Group in Limassol
- Base Two. Last night, September 6th, Jtaly signed complete surrender with our Supreme Command! Stop every militaty action against Jtaly ~ Navy stop Reply in case ofattack! Next touch we wille let you know all steps fo be perform ed»
«Prego la massima attenzione alla seguente comunicazione - massima priorità su ogni trasmissione - immediatamente ritrasmetterla al Comando del 100 Raggruppamento navale di Limassol - Base Two. Ieri sera sei settembre I ‘Italia ha firmato la resa incondizionata con il nostro Comando Supremo! Sospendete ogni operazione bellica contro naviglio militare italiano punto rispondete se sarete attaccati! Con prossimo contatto vi comunicheremo tutte le modalità da esplicare»
La stazione continuò a intercettare in ogni direzione ed alle ore 09,00 AM il Ten. Tipovich attraverso l’interfono poteva comunicare che anche i tedeschi avevano intercettato lo stesso messaggio e già lo stavano ritrasmettendo ai loro comandi di Heraclion (Creta) e della Grecia.
A questo punto con tali brucianti notizie nelle mani, il Ten. Tipovich, alquanto turbato, diede ordine di avvertire immediatamente il Capitano di Fregata Virgilio Spigai, di stanza a Lero ma in quel momento presente a Rodi, il quale giunse entro un quarto d’ora unitamente al Generale Alberto Briganti. Il Ten. Tipovich fece loro leggere il messaggio ricevuto direttamente sul nastro originale. I due alti ufficiali rimasero assai turbati. Subito si recarono dal Governatore Campioni e Spigai portò con sé anche il nastro registrato e la notizia che la comunicazione era stata captata anche dai tedeschi che l’avevano già ritrasmessa ai Comandi della Grecia.
Alle ore 11,00 AM ripetizione del messaggio britannico con l’aggiunta che probabilmente naviglio militare e aerei italiani avrebbero chiesto ospitalità per consegnarsi.
Tutta la notte del 7 Settembre fino alle ore 06,00 del mattino seguente la maggior parte dei centri radio Alleati del Mediterraneo si tennero in contatto fra di loro ripetendo il messaggio. Alcune stazioni evidenziavano addirittura che le popolazioni sicule stavano manifestando la loro gioia per l’avvenuta resa dell’Italia. In pratica per l’avvenuta fine della guerra che invece a Rodi, purtroppo, doveva ancora cominciare.
Il Governatore Campioni ormai sommerso da tanti messaggi, confuso e frastornato sembrava una statua di cera. In una situazione così ingarbugliata non sapeva che pesci prendere di fronte al mutismo reiterato del Comando Supremo Italiano. Per lui fare il ribaltamento delle alleanze a 1800 con una Divisione d’assalto tedesca in casa non era davvero una cosa facile.
L’unica prospettiva certa in quel particolare e difficile momento era quella «Dell’acqua in bocca» perché se la notizia si fosse propagata nell’isola si sarebbero sicuramente verificate anche a Rodi le tragiche sceneggiate già in atto nella zona siciliana.
Tutta la notte del 7 Settembre le luci del castello rimasero accese ed anche alla Squadriglia Soccorso Aereo del Mandracchio il personale mobilitato rimase in allerta sulla linea di volo. L’amico Biccelli dopo una notte insonne con alcuni colleghi si recò nel vicino caffè Impero per prendere qualcosa di caldo. Il salone era pieno di gente e su tutti sovrastava un silenzio glaciale. La maggior parte di loro conosceva la notizia sulla resa dell’Italia e ciascuno nel proprio intimo s’interrogava sulla sua, sulla nostra sorte futura. Noi, afferma Biccelli non sapevamo che dire. In quel momento l’unica speranza era: che Dio ce la mandi buona.
A questo punto alcuni avventori con una certa veemenza, ci fecero presente che già durante la notte i tedeschi avevano occupato i nodi stradali dell’isola in particolare quello di Afando, di Calithea, di Trianda ecc. mentre un reparto blindo-corazzato stazionava lungo il perimetro della zona aeroportuale di Maritza. Tutto ciò in quel momento assumeva un tragico significato e sembrava addirittura la prova teatrale di quanto stava per succedere. Anche il Gen. Pedretti ci ha confermato la stessa situazione. Egli ha riferito che nel pomeriggio del giorno sette giunse al Comando dell’Aeronautica una telefonata del Ten. Col. Fossetta il quale con una certa concitazione fece presente che intorno a Maritza stazionava un gruppo blindo-corazzato germanico e che il bivio di Trianda era presidiato dai tedeschi. Il Gen. Briganti si mise subito in contatto con il Gen. Kleemann, protestando energicamente per la presenza anomala del reparto nella zona aeroportuale. Il Gen.Kleemann rispose che si trattava di una esercitazione già da tempo programmata e che il reparto sarebbe immediatamente rientrato nella sua sede, cosa che fece a pomeriggio inoltrato.
Alle ore 12,30 del mattino dell’otto settembre nella mensa ufficiali sita nel Comando Aeronautica, dove confluivano anche gli ufficiali germanici della Luftwaffe del X CAT (Corpo Aereo Tedesco), il Capitano Direttore di mensa, battendo due volte le mani per richiamare l’attenzione degli inservienti, fece loro osservare l’assenza nella mensa dei tedeschi, precisando che anche il mattino non si erano visti per la colazione. La cosa fu ritenuta assai inquietante.
Alle ore 13,00 il giornale radio diede la comunicazione che alle ore, 20,00 ci sarebbe stato un comunicato straordinario del Maresciallo Badoglio.
Con tanti segni emergenti «l’acqua ìn bocca» del Govematore non bastava più a mantenere riservata la notizia dell’avvenuta capitolazione dell’Italia e radiofante piano piano estendeva la notizia a macchia d’olio fino ai più lontani recessi dell’isola. Anche se in forma assai limitata incominciarono ad emergere nel contesto generale i primi pavidi, lavativi, menefreghisti e casi individuali di sciovinismo. Anche nella nostra Aeronautica che pure si era sempre distinta per classe e signoriiità di comportamento ci fu qualche caso emblematico che evidenziava lo stato di grave logoramento psicologico in quei difficili giorni. Il Gen. Pedretti riferisce un particolare episodio: «Mi trovavo unitamente ad un collega Capitano davanti all’edificio del Comando Aeronautica. In quel momento transitavano davanti anoi tre primi avieri marconisti ignorando completamente la nostra presenza. Il Capitano li apostrofò dicendo: «Non si saluta più?»
Uno dei tre visibilmente infastidito replicò: «Ma vada via il cul» Proseguirono schignazzando, senza rendersi conto che la frana morale delle nostre Forze Armate si alimentava anche con il loro ignobile gesto.
Precisazione: nel.messaggio intercettato si parlava della firma avvenuta la sera del 6 Settembre. La firma dell’armistizio definito corto avvenne a Cassibile tra il Generale Castellano e il Gen. Bedel Smith il giorno 3 Settembre. La firma della sera del sei riguardava il visto esecutivo del Comando Supremo Alleato.
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