Dodecaneso  
Il sito italiano sulla storia antica e moderna delle isole dell'Egeo   

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8 SETTEMBRE 1943 di Gino Manicone 

All’atto della firma dell’armistizio avvenuta il 3 Settembre 1943 a Cassibile, sembra che il Generale Castellano per l’Italia e il Generale Bedelsmith concordarono di ufficializzare la resa dell’ Italia dopo una diecina di giorni dalla firma per dare possibilità al Comando Supremo Italiano di tentare lo sganciamento di tutti quei Comandi e di tutti quei reparti che si trovavano frammisti alle forze germaniche nei vari fronti di guerra in modo da attenuare per quanto possibile quei danni e quelle perdite che si prevedevano assai pesanti. Il breve lasso di tempo concordato non risultò, poi, compatibile con altri impegni degli Alleati i quali furono costretti a rendere di pubblico dominio la resa dell’Italia già il mattino del 6 Settembre, almeno come ordini operativi, come abbiamo visto nel capitolo precedente.

A questo punto anche il Comando Supremo Italiano fu costretto ad adeguarsi e il Maresciallo Badoglio la sera dell’otto Settembre alle ore 20 per mezzo del giornale radio rese ufficiale l’avvenuta resa dell’ Italia.

Vari autori in particolare il De Risio, definirono non a torto, 1’ 8 Settembre «il giorno della confusione nazionale» per il complesso di equivoci, indecisioni ed errori strategici con i quali le Autorità Italiane giunsero a quel tragico momento storico che l’arguto scrittore Silvio Bertoldi definisce: «Apocalisse Italiana».

Bisogna ammettere però che un qualche tentativo ci fu per contrastare la prevista e sicura aggressione germanica.

Il Comando Supremo, infatti, prevedendo a breve il disimpegno dell’Italia dal conflitto decise di preparare un Piano Strategico conferendo la delicatissima incombenza al Capo Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore Generale Umberto Utili che lo realizzò con il concreto aiuto del Ten. Col. Mario Torsiello.

Il giorno 28 Agosto 1943 il Piano venne approvato dal Comando Supremo. Da esso scaturirono in seguito il Promemoria fl. 1 del 4 Settembre e Promemoria n. 2 del 6 Settembre che si riportano qui di seguito nel testo integrale:

P. M. 21 - data 4 Settembre 1943.

1) Può verificarsi un’ aggressione dei tedeschi o per ragioni politiche o per conclusione da parte nostra di armistizio a loro insaputa.

2) Esercito:

Valgono le direttive date dallo S. M. R. E. con la memoria n. 44.

Inoltre:

a) Le Divisioni Alpine «Tridentina» e «Cuneense» che si trovano attualmente in zona ove la popolazione è di massima ostile siano spostate a Sud della stretta di Salorno.

b) Nelle zone ove esistono le batterie contraeree con personale tedesco o misto si provveda alla cattura del personale germanico.

c) Il personale di guardia alle linee ferroviarie sia concentrato in grossi nuclei raccoglendo i numerosi posti di guardia composti da pochi uomini.

d) La difesa contraerea deve, all’atto di applicazione della memoria, considerare come nemici gli aerei tedeschi e per contro non agire contro aerei anglo-americarìi.

e) I prigionieri anglo-americani, dovranno essere rimessi in libertà (ad eccezione di quelli di colore) ed invitati ad avviarsi verso Sud; ove possibile e qualora gl’interessati lo gradiscono potranno armati per concorrere alla resistenza. Siano forniti di 10 giornate di viveri di riserva.

3) Marina:

a) Tutto il naviglio da guerra deve trasferirsi nei porti della Sardegna o dell’Italia Meridionale: analogamente per il naviglio mercantile.

b) Il naviglio sia da guerra che mercantile in condizioni di non poter navigare dovrà essere danneggiato in modo da impedirne per parecchio tempo l’impiego.

c) Arsenale e attrezzature portuali: se in procinto di cadere in mani tedesche dovranno esserne danneggiati gli impianti in modo da renderli inservibili per qualche tempo.

4) Aeronautica:

a) I reparti da caccia debbono concentrarsi negli aeroporti del Lazio le rimanenti specialità in Sardegna e gli aerei non in condizioni di prendere il volo dovranno essere distrutti.

b) Per quanto riguarda gli aeroporti:

- se in uso esclusivamente italiano dovranno essere difesi (accordi con la S. M. R.E.) in modo da impedirne l’occupazione da parte dei tedeschi con azioni sia da terra che con aviotrasporti o paracadutisti;

- se in uso misto dovranno essere distrutti gli aerei tedeschi ivi esistenti cercando di risparmiare - finché possibile - i depositi di carburanti.

- se in uso unicamente tedesco dovranno essere conquistati con operazioni da concretare con S. M. R. E. organizzando poi, fin d’ora, il sabotaggio dei depositi carburanti e degli apparecchi.

5) Collegamenti

a) Siano presidiate con forti reparti tutte le centrali telefoniche e le stazioni amplificatrici di Stato.

b) La presente memoria non deve essere diramata ma si dovrà darne solo conoscenza verbale ai Comandi dipendenti.

Sarà applicata o di iniziativa o dietro trasmissione in chiaro da parte del C. S. della frase «ACCUSATE RICEVUTA DEL PROMEMORIA N. 1» In data 6 Settembre il Comando Supremo fece seguire il promemoria n. 2 del seguente tenore:

Promemoria n. 2

1) Premessa: particolari condizioni di ordine generale possono imporre di deporre le armi indipendentemente dai tedeschi. L’esperienza recente insegna che questi reagiran

no violentemente. Non è neppure escluso che possano commettere atti di violenza, indipendentemente dalla dichiarazione di armistizio, per rovesciare il Governo o altro.

Con il presentè promemoria si danno norme generali da seguirsi dagli scacchieri operativi nella eventualità di cui sopra (armistizio italiano).

2) Situazione delle Forze Armate Germaniche negli scacchieri che interessano alla data del 1~ Settembre:

ERZEGOVINA: I Divisione (più i Divisione Croata) 

 MONTENEGRO: I Divisione   

ALBANIA: 3 Divisioni (a portata dello scacchiere)

GRECIA: 7 Divisioni e 2 Brigate

RODI: 1 Divisione

3) Compiti particolari

GRUPPO ARMATE EST (Vi C. A. - XIV C. 5. - 9aARMATA)

Concentrare le forze, riducendo gradatamente la occupazione come ritenuto possibile e conveniente in modo da garantire nella situazione peggiore, il possesso dei porti principali e specialmente Cattaro e Durazzo.

 

Egeo

Il Comandante Superiore è libero di assumere verso germanici l’atteggiamento che riterrà più conforme alla situazione. Ove, però, fossero prevedibili atti di forza da parte germanica: procedere al disarmo immediato delle unità tedesche nell’arcipelago.

Nel momento in cui verrà ordinata l’attuazione della presente emergenza, Superaereo cesserà di dipendere dal Comando Gruppo Armate Est e dipenderà direttamente dal Comando Supremo.

 

Grecia e Creta

E’ lasciata libertà al Comando di Armata e delle truppe di Creta di assumere l’atteggiamento generale in confronto dei germanici che sarà ritenuto più opportuno, tenendo presente quanto detto in via di massima nei paragrafi seguenti:

- dire francamente ai tedeschi che se non faranno atti di violenza armata le truppe italiane non prenderanno le armi contro di loro, non faranno causa comune né coi ribelli né colle truppe anglo-americane che eventualmente sbarcassero.

Le posizioni di difesa costiera in consegna alle truppe italiane saranno mantenute e difese per un breve periodo di tempo (da fissarsi dai comandanti) fino alla sostituzione con truppe germaniche e questo eventualmente in deroga agli ordini del Governo Centrale, sempre, quando, naturalmente da parte tedesca non vi siano atti di forza.

- riunire al più presto le forze preferibilmente sulle coste in prossimità dei porti.

 

Aviazione:

Le nostre Forze Aeree dovranno immediatamente raggiungere, a seconda della dislocazione, i campi della Madre Patria, oppure quelli dell’Egeo. Il materiale e gli impianti a terra dovranno essere distrutti. Il personale seguirà la sorte di quello dell’Esercito.

 

Marina:

I mezzi della Marina da guerra e i piroscafi dislocati nei vari porti della Grecia e di Creta dovranno rientrare senz’altro in patria.

Unità che fossero in procinto di cadere in mano germanica dovranno autoaffondarsi.

Il naviglio dislocato in Egeo, rimarrà in posto.

Il naviglio in navigazione si dirigerà sui porti italiani o dell’Egeo.

Il personale seguirà la sorte di quello dell’esercito.

4) Indipendentemente da dichiarazione di armistizio o meno ed in qualsiasi momento tutte le truppe di qualsiasi Forza Armata dovranno reagire immediatamente ed energicamente e senza speciale ordine a ogni violenza germanica e delle popolazioni in modo da evitare di essere disarmati o sopraffatti.

5) Occorre provvedere a rimpatriare (sotto forma di invio in licenza o avvicendamento) la maggiore quantità possibile di personale non avente compiti strettamente operativi.

Inoltre in relazione alla prevedibile situazione di quanto detto precedentemente, occorre ritoccare l’organizzazione logistica per renderla aderente alla nuova possibile emergenza.

6) Le direttive di cui al presente promemoria verranno attuate in seguito a diramazione in chiaro del seguente dispaccio diretto al Comando Gruppo Armate Est; al Comando della i l~ Armata, a Superegeo oppure d’iniziativa qualora i collegamenti siano interrotti o si verificano le circostanze di cui al n. l~ «ACCUSARE RICEVUTA DEL PROMEMORIA n. i COMANDO SUPREMO».

I Comandi predetti risponderanno telegraficamente: «ricevuto promemoria n. 2».

L’ordine di attuazione a Creta sarà dato dal Comando i la Armata.

La direttiva generale di cui al n. 4 ha sempre vigore indipendentemente da qualsiasi ordine.

7)11 presente promemoria viene inviato al Comando Gruppo Armate Est., al Comando i la Armata, al Comando Forze Armate Egeo, i quali sono pregati di prendere gli appunti ritenuti indispensabili, che verranno gelosamente custoditi.

Il Comando i la Armata invierà il promemoria in visione al Comando Truppe di Creta che lo restituirà al predetto Comando di Armata a mezzo dell’Ufficiale latore.

Non appena presi gli appunti di cui sopra il promemoria dovrà essere distrutto con il fuoco.

Gli ordini relativi al presente promemoria dovranno essere impartiti solo verbalmente, norma che vale per tutti i comandi in sott’ ordine. Le predisposizioni che per necessità di cose dovranno prendere gli Enti esecutivi dovranno essere motivate con preparativi per il caso di attacchi anglo-americani.

Le predisposiziofli da prendere sono di assoluta urgenza. Si tenga ben presente che azioni slegate e sporadiche sono di nessun rendimento ma occorre, invece, coordinamento e preparazione minuta».

 

Tutto bene quanto specificato nei due Promemoria del Comando Supremo ma in essi emergono platealmente i primi gravi equivoci. Il Ten. Col.Torsiello redattore del Piano fece di esso solo 12 copie di cui l’originale destinata al Comando Supremo e le altre undici destinate: una all’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore, una al Comando Difesa Territoriale di Milano, una al Comando Difesa Territoriale di Bologna e le rimanenti ai Comandi delle Armate metropolitane.

Per le Armate di stanza nei Balcani, nella Grecia e nell’Egeo nessuna solo silenzio perché l’invio ai Comandi esterni veniva giudicato in momento assolutamente prematuro.

memoria venne consegnata a mano da Ufficiali Superiori. Per l’attuazione di essa bisognava, però, aspettare la parola d’ordine del Comando Supremo che era la seguente: «Accusate ricevuta del promemoria 11.1». Come avrebbero potuto rispondere con la parola d’ordine i Comandi dei i esterni se non l’avevano mai ricevuta?

A ciò bisogna aggiungere che al mutismo del Comando Supremo, per noi dell’Aeronautica dell’Egeo si aggiungeva anche il mutismo di Superaereo il cui Capo di Stato Maggiore generale Sandalli aveva avuto diretta conoscenza sia della parte scritta sia della parte verbale (quella più segreta) dei due promemoria operativi.

giorno 6Settembre, infatti, il Gen. Sandalli convocò nel suo ufficio il Santoro Sotto Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e il Gen. Comandante della III a Zona Aerea con sede a Roma, informandoli solamente delle trattative di armistizio in atto ma non delle due memorie operative ricevute.

Verrso le ore 04,00 del 9 Settembre e cioè in epoca successiva al proclama di Badoglio, il Comando Supremo con dispaccio n. 16725/OP trasmetteva a Superaereo le condizioni di armistizio per «l’integrale esecuzione», con le «modalità comunicate verbalmente» e che erano state fatte al Capo di Stato Maggiore Gen. Sandalli, il Sotto Capo di Stato Mag. Gen. Santoro non fu quindi in grado di adempiere all’ordine operativo di cui al dispaccio n. 16725 in quanto il Gen. Sandalli era ormai irreperibile perché a seguito del Dispaccio del Comando Supremo n. 16733/ indirizzato ai Capi di Stato maggiore delle tre FF. AA. egli aveva già le valigie per seguire S. M. il Re nella rotta (si fa per dire) Roma, Pescara, Brindisi. Questo è il testo del dispaccio n. 16733/OP: «Informo Governo e Comando Supremo lasciano Roma ore sei dirigendo su Lara. Eccellenze Capi di S. M. delle tre FE. AA: devono seguire al più presto, lasciando loro rappresentanti in sito. Quale rappresentante del Comando Supremo resta in sito il Gen. Palma. Gen. Ambrosio».

Per fortuna, ma non di tanto, il Comando Supremo si ricordò finalmente anche di noi, inviando ai nostri impacciati Generali di Rodi, a mezzo radio la Memoria n. 24202/OP del tenore seguente.

«Comando Supremo-Reparto 1.° Ufficio Op. Esercito Scacchiere Orientale n. 24202/OP data 8 Settembre 1943.

SUPERESERCITO, SUPERMARINA, SUPERAEREO -

Telescrivente.

GRUPPO ARMATE EST - COMANDO l1~ ARMATA

COMANDO SUPERIORE FORZE ARMATE EGEO - via radio.

Est diretto at Superesercito, Supermarina, Superaereo - Comando Gruppo Armate Est, Comando 11 a Armata, Comando Superiore Forze Armate Egeo.

A seguito proclama Capo del Governo relativo a cessazione ostilità preciso: 1) Comando Gruppo Armate Est concentri le forze riducendo gradatamente in modo, però, da garantire comunque possesso porti principali et specialmente Cattaro e Durazzo. Dare preavviso dei movimenti ai Comandi germanici. 2) Comando Superiore Forze Armate Egeo est libero di assumere verso germanici atteggiamento che riterrà più conforme at situazione. Qualora, però, fossero prevedibili atti di forza da parte germanica procederà at disarmo immediato delle unità tedesche dell’ arcipelago. Dalla ricezione del presente dispaccio Egeomil cesserà di dipendere dal Comando Gruppo Armate Est et dipenderà direttamente da Comando Supremo. 3) Per la Grecia et Creta già emanati ordini diretti.

4) Forze Aeree dovranno raggiungere immediatamente i campi della Madre Patria oppure quelli dell’Egeo. Materiali et impianti a terra delle zone di occupazione dovranno essere distrutti. Personale seguirà sorte di quello dell’Esercito.

6) Tutte le truppe di qualsiasi arma dovranno reagire immediatamente et energicamente et senza speciale ordine at ogni violenza armata germanica e della popolazione in modo da evitare di essere disarmati e sopraffatti. Non deve, però, essere presa iniziativa di atti ostili contro germanici. Generale Ambrosio - 002009.

Il Dispaccio del Comando Supremo n. 24202/OP. giunse a Rodi entro le ore una del 9 Settembre e subito venne decifrato per cui contrariamente a quanto assunto circa la mancanza di chiare direttive da parte del Comando Supremo da prendere nei riguardi dei tedeschi, già dalle ore due sarebbero stati in grado di diramare gli ordini ai comandi dipendenti di respingere con l’uso delle armi la colonna blindo corazzata germanica che alle ore 2,15 cercò di forzare l’Aeroporto di Maritza.

Gli ordini riportati nel paragrafo 2 e 6 del dispaccio vennero dunque platealmente disattesi.

In data recente, approfondendo in sede storica tale inconcepibile atteggiamento del Comando Superiore Egeo, il Generale Alberto Briganti ha esplicitamente dichiarato all’autore del presente volume che pur avendo fatto parte di EGEOMIL ed avendo partecipato a tutte le riunioni collegiali ditale Comando, mai venne a conoscenza del dispaccio n. 24202/Op. Ha precisato, anzi, che la esistenza ditali ordini del Comando Supremo l’ha conosciuta leggendo il volume «Italiani in Egeo». La esplicita dichiarazione dell’ ex Comandante dell’ Aeronautica dell’ Egeo, che in quei giorni di passione reclamava l’uso delle batterie contro i nuclei blindo-corazzati germanici, dimostra che in quei momenti EGEOMIL venne tenuta all’oscuro delle esplicite direttive emanate dal Comando Supremo. Ma chi poteva essere in grado di tenere riservata tale importantissima direttiva operativa?

Ciò induce a pensare all’esistenza nell’isola di Rodi di una struttura militare di vertice, parallela, segreta e filo germanica che ha influito notevolmente e negativamente nei successivi avvenimenti.

L’ipotesi non è affatto peregrina, se pensiamo che già all’inizio dell’anno 1943 e prima che giungessero nell’isola i contingenti germanici, si verificarono reiterati tentativi per porre EGEOMIL sotto la diretta dipendenza del Comando Tedesco del Settore Sud con sede in Grecia. Tale cambiamento non andò evidentemente a buon fine ma l’oscura lobby politico militare che sponsorizzava il cambiamento stesso rimase probabilmente attiva fino alla data dell’armistizio. Un tangibile ulteriore segno della equivoca situazione di Rodi ci è dato, a mio avviso, anche dal fatto che nei giorni che precedettero l’evento armistiziale, il Governo di Roma con specifico provvedimento destituì l’Ammiraglio Campioni dall’incarico di Governatore Civile e Militare del Dodecaneso ed al suo posto venne nominato nuovo Governatore il generale di Squadra Aerea Giuseppe Valle, il quale, però, per il precipitare degli avvenimenti non riuscì a giungere a Rodi prima dell’8 settembre 1943 per insediarsi nel nuovo prestigioso incarico per cui il «mite» Campioni dovette continuare in regime di «prorogatio» a far fronte, così come poteva, ai difficili avvenimenti politico-militari. (A. Pelliccia op. n. 30). A questo punto dice «Lubrano» la domanda nasce spontanea:

Quando mai si è visto che un Comandante in Capo viene destituito sul campo nei giorni precedenti un durissimo prevedibile scontro; Come mai un Comando Supremo nel fare tali importanti movimenti non tiene conto dei tempi e dei modi per cui al dilagare della notizia della destituzione o sostituzione di un Comandante la sua autorità e la sua credibilità subiscono sicuramente un crollo verticale fra i suoi subordinati. Ma soprattutto chi furono gli sponsor ditale cambiamento e i reconditi motivi per determinarlo visto che l’Ammiraglio Campioni fino a quel momento avev~i sempre espresso un lineare e responsabile comportamento?

Nella mia mente a tale riguardo si affollano tante ipotesi ma purtroppo con le sole ipotesi non si costruisce la storia ed allora mi limito a riunire con pazienza ed attenzione i tanti segni emersi su fatti, situazioni e comportamenti per concludere sulla tragica situazione di Rodi con una significativa frase biblica: Chi è senza peccato scagli la prima pietra».

Da quei tristi e difficili momenti sono trascorsi, ormai, più di cinquant’anni e fino ad oggi il bandolo equivoco e confuso della ignominiosa resa dell’8-9-943 ed il «barbarico» processo ai due ammiragli dell’Egeo è rimasto purtroppo un buco nero della storia.

Io allora ero un imberbe aviere e un ingenuotto di ventuno anni che credevo, purtroppo, ancora alla Befana. Strapazzando qualche volume di Mitologia greca credevo anche alle Telchine o Danaidi, personaggi mitici che nel periodo arcaico abitavano a Rodi e portavano Jella. Forse in quel duro settembre del 43 erano ritornate per tessere la tela funerea alla guarnigione italiana e Atropo la più terribile spezzò il filo della vita a due innocenti (Campioni e Mascherpa) quel gelido mattino del 24 maggio 1944 nel poligono di Parma.

Ritornando alla narrazione degli avvenimenti, come abbiamo visto nei capitoli precedenti la notizia dell’armistizio venne captata il mattino del 7 Settembre, mentre il proclama armistiziale venne letto dal Maresciallo Badoglio la sera dell’8 Settembre con il giornale radio delle ore 20 e che era del tenore seguente:

«Il Governo Italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto I ‘armistizio al Generale Eisenhower comandante in capo dell’esercito alleato. La richiesta è stata accolta, conseguentemente ogni atto ostile contro leforze italiane in ogni luogo. Esse, però, rea giranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra parte provengano».

Dopo la ufficializzazione del proclama del Maresciallo Badoglio il Governatore Ammiraglio Campioni, uditi i Comandanti dei vari Settori: Aeronautica, Marina ed Esercito, convocò il Generale Arnaldo Forgero, Comandante Militare dell’isola di Rodi a cui conferì l’incarico di mantenere i rapporti con il Gen. Tedesco Kleemann. Venne discussa la situazione generale, evidenziando che la prima decisione utile da prendere in quel momento era quella di stabilire con i germanici un «Modus vivendi» utile a non creare spargimenti di sangue, per cui sarebbe stato necessario ed importante che tutte le truppe delle due parti rimanessero ferme al loro posto. Ogni violazione ditale ordine avrebbe potuto scatenare le ostilità. I due Comandanti ritornarono alle proprie sedi: il Gen. Kleemann a Fondoclì, zona centrale dell’isola e il Gen. Forgero alla sua sede del Monte Profeta. La notte trascorse assai agitata così come riportato nel seguente capitolo.

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