Dodecaneso  
Il sito italiano sulla storia antica e moderna delle isole dell'Egeo   

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EGEO, TRA TURISMO DI MASSA  E TURISMO SOSTENIBILE,  UNA SCELTA NON DILAZIONABILE.   

Rodi ha oggi 90.000 abitanti e le altre isole dell’Egeo circa 71.000, sono quindi 161.000 abitanti per una superficie complessiva di 2680 kmq. Il movimento turistico nell’isola di Rodi è di circa 1.000.000 di presenze l’anno. Oltre 600 sono gli alberghi censiti a Rodi città a cui bisogna aggiungere le camere e gli appartamenti in affitto offerti da privati. Gran parte dei turisti è composta da giovani provenienti dai paesi del Nord Europa. La città di Rodi si espande a macchia d'olio e specialmente la costa nord  ovest verso l'aeroporto Diagoras è un 'unica città che ha inglobato i precedenti  villaggi agricoli di Ixia, Trianda, Kremasti. Sull'altra costa orientale Afandou e Faliraki sono ormai piccole città cresciute a dismisura senza alcun piano regolatore. Indubbiamente il turismo ha portato ricchezza nelle isole ma ha creato numerosi problemi di natura ambientale e culturale. In estate la popolazione della città di Rodi si triplica ed è facile immaginare la quantità di rifiuti prodotta da simili concentrazioni umane. Nell’isola di Rodi non esistono impianti  smaltimento dei rifiuti né impianti di depurazione degli scarichi. La discarica dei rifiuti di Lindos è stata collocata nel promontorio di Capo Emilianos.  Si tratta di una discarica a cielo aperto battuta dal vento che trascina buste di plastica ed altri rifiuti più leggeri verso il mare sottostante. Tutta l’isola è disseminata di depositi abusivi di immondizie e di materiali ferrosi od edili di rifiuto. La crescita disordinata delle abitazioni e delle ville costruite come seconde case o per essere affittate si espande senza regole apparenti, palazzine e ville con sgargianti colori rosa, celeste, giallo, blu, stanno sorgendo in aree lontane come nei dintorni di Iannadi mentre vecchi mulini con i loro meccanismi di legno giacciono in rovina lì accanto. L’abusivismo dilaga, casette abusive anche in muratura sorgono in baie dove è possibile arrivare solo con veicoli fuoristrada 4x4, il sistema per legalizzare le costruzioni abusive è semplice, basta dimostrare tramite un vecchio pastore o contadino  compiacente che lì esisteva un piccolo ricovero rustico poi venduto. Ma il dilagare incontrollato delle abitazioni è causa anche della distruzione di numerose testimonianze archeologiche che vengono così sottratte alla fruizione collettiva, ancora oggi sono in azione nell’isola numerosi tombaroli perché l’isola è ricca di giacimenti archeologici inesplorati. Un’altra minaccia all’ambiente deriva dalla caccia che è ancora piuttosto diffusa nell’isola, sono ormai scomparsi i cervi che un tempo popolavano non solo le foreste ma addirittura i fossati delle mura di Rodi ed oggi i cacciatori sparano agli uccelli. In un area umida come la foce del torrente Gadouras, ove si fermano numerosi uccelli di passo, abbiamo contato in un pomeriggio una decina di cacciatori schierati come un plotone d’esecuzione ed uno addirittura imbracciare il fucile seduto tranquillamente su una sedia fuori dalla sua casetta abusiva. Naturalmente per soddisfare i bisogni alimentari di una popolazione turistica così grande anche l’agricoltura ha dovuto intensificare la sua produzione occupando tutte le aree adatte e impiegando massicciamente i pesticidi. E’ raro vedere anfibi o rettili anche nell’interno dell’isola mentre nelle zone paludose di Cattavia sono ancora presenti tartarughe palustri. Nonostante i disastri e l’inquinamento causati da questa fortissima ed incontrollata presenza umana su un isola di appena 80 km di lunghezza e 1400 kmq non tutto è perduto, si può ancora agire per evitare il disastro ecologico ed economico. Bloccare la crescita selvaggia delle costruzioni sulla costa ed all’interno dell’isola, ridurre l’inquinamento dei rifiuti, ridurre il traffico automobilistico, puntare su un modello di turismo sostenibile è nell’interesse degli stessi abitanti dell’isola. Essi devono comprendere che aumentare la quantità di turisti non significa aumentare la ricchezza ma significa aumento dei prezzi, peggioramento dell’ambiente e della qualità del vivere. L’isola delle Rose, quella che era considerata la perla del Mediterraneo, l’isola che ha un patrimonio archeologico, storico, architettonico unico al mondo come la Città murata dei Cavalieri può aspirare ad un turismo di qualità e non di quantità. Per avere un turismo qualificato e sostenibile bisogna seguire alcune direttive già sperimentate in altri paesi. Migliorare la fruizione dei beni archeologici esistenti, restaurare e valorizzare gli edifici all’interno della città murata, fare rispettare severamente le leggi contro il saccheggio dei beni archeologici. Si osservano segnali incoraggianti in tal senso come il restauro di due importanti Moschee nella città e lavori nell’Acropoli di Lindos. Il patrimonio storico ed architettonico delle isole è costituito anche da numerosi edifici costruiti durante la dominazione italiana, esempi unici di uno stile definito "eclettico" poiché ibrido di stili bizantino, gotico ed arabo. Le Terme di Calitea sino a qualche anno fa utilizzate come deposito di sdraie ed ombrelloni per lo stabilimento balneare lì accanto sono in fase di ristrutturazione (ottobre 2002) e questo lascia sperare un miglior futuro per altri edifici abbandonati. Per esempio nella zona di Acandia il vecchio deposito della Banca d’Italia è in stato d’abbandono così come la ex azienda agricola San Marco a Cattavia oppure la ex azienda agricola San Benedetto a Kalamona (chiamata Peveragno Rodio durante la dominazione italiana), ci si chiede perché questi edifici non sono stati utilizzati? Perché invece di costruire sempre nuovi edifici non si restaura o si conserva ciò che esiste già? L’isola di Leros è un grande museo all’aperto dove inglesi ed italiani hanno combattuto insieme per due mesi un’eroica ma sfortunata battaglia contro l’esercito del Terzo Reich. Conservare e rendere fruibili tali luoghi è atto di omaggio alla pace ma anche un’operazione che valorizza le risorse storico culturali di un isola che non ha un patrimonio archeologico importante. Puntare al turismo qualificato richiede anche il blocco della cementificazione delle isole e soprattutto delle coste, abbiamo in Italia un triste esempio di cementificazione delle coste in Sicilia e di abusivismo come nella Valle dei Templi ad Agrigento che non vorremmo accadesse anche in Egeo. Rodi non deve diventare la Rimini dell’Egeo perché non può sostenere una tale pressione.

 

 

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